Lingua e politica

BolzanoSul sito della Repubblica è apparso stamattina un articolo sui problemi della lingua tedesca in Tirolo: sembra che, anche per entrare all’asilo, si dovranno presto superare dei test. E tutto questo per salvaguardare la lingua madre di chi, in Tirolo, non parla italiano. Ma la questione sta avendo una eco enorme, dividendo l’opinione pubblica. In realtà, a essere divisi sono i partiti politici che, naturalmente, minacciano di non trovare accordi per le prossime elezioni che si terranno in autunno.

Da una parte, il Sudtiroler Volkspartei (con Alleanza nazionale), che vede nei test d’ingresso l’unica garanzia per la sopravvivenza linguistica delle minoranze tedesche. Dall’altra parte i Verdi, contrari al test in quanto “sigillo” della diversità.
E si, perché l’idea, in parole povere, sarebbe questa: dividere i bambini tedeschi da quelli italiani, in modo da supportare lo sviluppo della lingua germanica. Si è cominciato con il chiedere l’elenco dei cognomi delle famiglie che volevano iscrivere i loro bambini alle scuole tedesche, ma non è stato sufficiente, ecco perché ora si vorrebbe introdurre un test d’ingresso, con domande semplici (promettono) e chi non sa rispondere, è fuori. C’è chi vede in questo un censimento prematuro, che dovrebbe avvenire solo a 18 anni, quando si decide a quale comunità si appartiene (così succede in Tirolo).

Sinceramente, non è facile decidere. Evidentemente, in quelle zone si avverte una mistura di differenze culturali che talvolta, come in questo caso, può pesare; non è percepibile da chi, come me, non vive in quella situazione, ma credo che più spesso si dovrebbe fare tesoro di queste diversità e dare un esempio di convivenza unico, civile e soprattutto paritario. Una cosa mi ha scosso dell’articolo: si parla di etnie. In italiano, questa parola connota un gruppo accomunato da determinati caratteri fisici, linguistici e culturali senza alcun riferimento negativo. Poco piacevole è che, leggendo l’articolo della Repubblica, il termine sembra essere usato quasi per aizzare la folla alla difesa (le parole non sono certo del gionalista!) da un male che in questo caso sarebbe l’Italiano, in una lotta all’ultima scuola materna. Molto meno piacevole è scoprire che tutto questo rumore si fa, ancora una volta, per motivi politici: le quote elettorali sono fondamentali in Tirolo e chi non si dichiarerà tedesco sarà, in futuro, italiano o ladino. E questo vuol dire: voti che scompaiono; allora è meglio fissare da subito l’appartenenza così non si corrono pericoli, tranne quello di vivere da stranieri in una terra che è di tutti e anche di nessuno.

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